Budapest, peccato non esserci andata prima…

CUCINA

 

Grazie alla preziosissima Rough Guide (che il dio dei viaggi l’abbia in gloria) abbiamo potuto assaporare la cucina ungherese nei posti più caratteristici, meno turistici e poco costosi. Di solito il pasto inizia con una zuppa (goulash con fagioli e pezzi di maiale, o pollo, o funghi) e prosegue con un piatto unico tipo spezzatino o altre carni con verdura o riso o “gnocchetti”, ossia tipo pasta fatta in casa. Ho mangiato anche dell’ottima trippa piccantina. Per chi non lo sapesse, l’amaro Unicum è ungherese. Rubo una battuta al mio amico Delio, confermando con piacere che i ristoranti italiani sembrano non tanto diffusi come ad esempio in Austria e Germania, anche se devo dire che solo alla fine ho scoperto come si dice “italia” o “italiano” in ungherese… (giuro, non l’avrei MAI capito da sola), quindi chi lo sa.

 Da non perdere

CARINZIA
La sera del nostro arrivo in questa regione verde, montuosa, silenziosa e disperatamente ordinata ci portano alla festa dei girasoli che si svolge tra covoni di paglia, spaventapasseri e ovviamente girasoli alti quanto un essere umano medio. Sul palco si esibiscono dei complessini indigeni da far accapponare la pelle. Si mangiano cibi pesantissimi – se non sono fritti o ricoperti di burro pare che non li considerino cibo – e si bevono ettolitri di birra (leggera e poco costosa, almeno).
Il giorno dopo si va in città (Villach) che in mattinata è abbastanza allegra e festosa e colorata. La sera invece può far cadere le braccia anche al meno mondano degli italiani del sud. Villach è attraversata dal fiume Drava ed è città termale, centro commerciale e nodo di connessioni di antica storia.
In tale occasione faccio una cosa che non avevo mai fatto, cioè il bagno in un lago. In questa regione che è un inno alla vacanza intelligente (passeggiate, bicicletta, sport acquatici, trekking, a letto presto, ristorante e riposino) c’è questo lago dove si va a prendere il sole sull’erba e fare il bagno mettendo i piedi in un fondale fangoso e pieno di pietre. L’acqua dolce ti tiene meno a galla ma poi è come il mare. Colgo l’occasione per osservare un po’ la fauna locale: biondi dalla pelle tenera ricoperta di crema eppure lo stesso ustionata, bambini di pochi anni lasciati a loro stessi nelle acque infide del lago, motociclisti in pelle nera e via dicendo.
La domenica c’è il kirchtag, una festa tradizionale, dove l’intera cittadinanza compatta sfoggia i costumi tipici (non molto diversi dai più famosi tirolesi – e pare molto costosi) e ballano e bevono la birra, c’è il simpatico complessino e c’è il governatore Haider (simpatico quanto un calcio nelle palle) che anche lui balla e beve come tutti perché è uno di noi. In tale giorno si mangia l’omonima kirchtag suppe ai tavoloni schierati in tutta la piazza.
Nel pomeriggio intraprendiamo un giro nei dintorni ed è il momento per alcune curiosità. Scopro che agli angoli delle strade mettono in una busta, attaccata a un palo, giornali e riviste: chi ne vuole comprare uno basta che lo prende (la busta è APERTA) e mette i soldi nell’apposita feritoia. Niente di più semplice!
I limiti di velocità sono inflessibili, occhiute telecamere ci controllano. I semafori diventano gialli anche tra il rosso e il verde (così uno si prepara). Si narra che ignari pedoni siano stati multati per aver attraversato con il rosso. In autostrada ci sono ogni tanto dei semafori che, in vista di eventuali code, servono ad alleggerire un po’ il traffico. Quando si dice la previdenza. Infine le autostrade sono quasi tutte gratuite, però è obbligatoria la famigerata VIGNETTE che si compra nelle stazioni di servizio, dotata di un adesivo potentissimo che rende impossibile staccarla dal parabrezza.
Percorriamo in macchina la strada che costeggia il lago Worthsee, che circumnavighiamo interamente. Le tappe sono: Maria Worth, un pittoresco paesello con due belle chiesette, un cimitero e un suggestivo sporgere sul lago; Klagenfurt, una città elegante, ordinata, pulita, noiosa come poche (in pratica una bomboniera), dove pare che piova sempre; Velden, una mini-Montecarlo per turisti di lusso, con il casino’ e tre milioni di ristoranti e pizzerie e gelaterie, però piacevole e dotata di un estatico tramonto sul lago.
Una giornata la dedichiamo alla visita di Salisburgo, che pare essere un gioiellino, anche se pure qui piove sempre. Lasciamo l’auto in uno dei tantissimi parcheggi a pagamento alle porte della città. Incappiamo subito in una famiglia brianzola che cerca la casa di Mozart (quale, signora? ce ne sono a iosa). Una volta pedonizzatici ci avventuriamo nel centro storico e visitiamo il Duomo del XVII secolo, il cimitero di S.Pietro, la Mozartplatz (che si trova proprio al centro di Salisburgo, dove c’è il famoso carillon che risuona ogni giorno dal palazzo arcivescovile), la Getreidegasse – la via dei negozi caratterizzata dalle insegne in ferro battuto decorate, dai portali artistici, dai cortili con le arcate – una delle vie più attraenti di Salisburgo. Qui c’è la casa natale di Mozart, oggi divenuta museo.
La musica la fa da padrona: disseminati per il centro ci sono musicisti, a volte seri e impegnati, a volte – è il caso di dire – più scanzonati, e poi musica dagli altoparlanti, strumenti, spartiti, concerti. Pranziamo nella Judengasse in un tipico ristorante salisburghese, Maredo, famoso per le bistecche di toro e la paella.
Nel pomeriggio visitiamo la fortezza Hohensalzburg, che si trova a circa 100-150 mt di altezza e a cui si giunge con la funicolare – che costa obiettivamente una fortuna. Risale al 1077, è splendidamente conservata e c’è un bel panorama. Questo è quanto. La città è un po’ imbalsamata e troppo seria, ma nebbiosamente pittoresca e affascinante.
L’ultimo giorno di permanenza in questa terra baciata dagli dei del sonno non ho fatto veramente niente. Ho letto in questa stanza di legno chiaro affacciata sulle montagne verdi e nebbiose. E poi abbiamo mangiato uno di quei piatti misti di carne e verdure da dividere per otto, che non digerisci per giorni e la carne è – veramente – pessima (infatti la fanno fritta).
Budapest, peccato non esserci andata prima…ultima modifica: 2008-09-25T23:59:31+02:00da viaggivaca
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